
Underworld è il capolavoro di Don DeLillo che trasforma 50 anni di storia americana in un’epopea di scarti e segreti. “Cosa succede quando una pallina da baseball smarrita nel 1951 diventa il filo rosso che unisce la Guerra Fredda, l’ossessione per i rifiuti e il trauma di un intero Paese?”
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Il romanzo non racconta la storia dai libri di testo, ma attraverso i personaggi che vivono “sotto” la superficie ufficiale. Nick Shay, il protagonista, gestisce rifiuti. Il libro ci ricorda che tutto ciò che gettiamo via – fisicamente o emotivamente – dice chi siamo davvero e lo suggerisce andando avanti e indietro nei decenni, dentro un puzzle dove ogni pezzo (un ricordo, un oggetto, una notizia) acquista un senso nuovo.
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“Non è una lettura semplice, è un’esperienza. Don DeLillo ci sfida a fare i conti con memoria singola e collettiva. È un libro che cambia lo sguardo su quello che oggi consideriamo ‘scarto’ o ‘rumore bianco’.”
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La struttura complessa del romanzo Underworld di Don DeLillo, i temi della Guerra Fredda, della gestione dei rifiuti, della paranoia tecnologica e nucleare, e la tecnica dell’oggetto misterioso intorno a cui ruota la trama (la celebre pallina da baseball contesa nel prologo) hanno generato una vastissima produzione di saggi critici, monografie e tesi accademiche sia in ambito internazionale sia in italiano.
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È un’opera letteraria ambiziosa perché vuole generare un nuovo filone del realismo. Vi è il tentativo di riscrivere la storia dei cinquanta anni degli Stati Uniti che partono dopo la fine della seconda guerra mondiale. Attraverso la definizione di alcuni eventi collettivi e personali dei protagonisti, si dispiegano i fattori sotterranei che generano il mito di questa nuova potenza economica e militare.
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Il romanzo è un caleidoscopio di sperimentazioni stilistiche. Il titolo richiama la capacità di Don DeLillo di trattare la struttura del libro come un sistema fisico, attraverso un passaggio narrativo che intende portare dal caos alla forma, di ciò che è denominato il magma della storia americana (la Guerra Fredda, i rifiuti, la paranoia, la frammentazione sociale).
L’opera è caratterizzata da una struttura polifonica e “tentacolare”, che moltiplica le storie e i personaggi, frammentando la linearità temporale, che porta a un Genere collettivo dove la molteplicità delle voci e delle trame concorre a rappresentare un’epoca. Il romanzo, infatti, si apre con una scena collettiva (la sfida di baseball del 1951 tra i Giants e i Dodgers) che funge da collante mnemonico.
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La partita, evento reale, è contrappuntata dalla notizia contemporanea di un test nucleare sovietico. L’evento sportivo diviene un momento in cui la Storia “entra nella pelle” dei cittadini in modo più duraturo delle strategie politiche dei leader. La palla da baseball si tramuta in un oggetto che collega i destini di alcuni protagonisti.
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Vi sono figure storiche come J. Edgar Hoover, Frank Sinatra, Jackie Gleason i cui pensieri e i discorsi, forzando le convenzioni del romanzo storico tradizionale. Il lettore è spiazzato dall’uso della focalizzazione multipla, dell’apostrofe (il “tu” che coinvolge il lettore) e di un narratore spesso “neutro” che non aiuta a unire i puntini.
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D’altro canto il romanzo non è soltanto un affresco enciclopedico dell’era della Guerra Fredda, perché una parte pulsante risiede nel ritratto psicologico del protagonista, Nick Shay, in cui i due livelli pubblici e privati sono interconnessi nella descrizione del trauma, che si afferma indirettamente attraverso la sua riverberazione e la ripetizione compulsiva. Gli eventi traumatici originari — sia a livello personale (l’abbandono del padre di Nick, Jimmy Costanza) sia a livello storico (come l’esplosione di una bomba atomica, mai esplicitata nel testo) — sono appena accennati, ma fungono da poli attrattori nello svolgersi degli eventi.
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Don DeLillo privilegia la voce di Nick (narrata in prima persona) rispetto agli altri personaggi, utilizzando una sequenza cronologica invertita che imita il processo di ricostruzione psicologica del trauma. Vi è un uso di espedienti come la ripetizione di frammenti testuali, la numerologia e di rituali ossessivi per rappresentare il disagio e la persistenza del passato nel presente. La trama che segue il percorso della palla da baseball del 1951 riflette le tensioni edipiche. Il rapporto padre-figlio è articolato attraverso atti di tradimento, e il baseball diventa una metafora delle ferite psichiche non rimarginate.
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Nel contempo gli eventi storici (la crisi dei missili di Cuba, la guerra di Corea) non sono mai raccontati direttamente, ma filtrati attraverso monologhi o percezioni parziali, confermando che nella logica del romanzo la storia accade altrove.
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Vi sono critiche letterarie che ritengono sia evitata la chiusura narrativa, definendo l’impossibilità di inquadrare gli atti originari apicali, ma questa valutazione, data l’opacità di giudizio, ritengo sia opportuna lasciarla al lettore attraverso la sua esperienza estetica.
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L’ipotesi che il narratore afferma più volte è relativa alla rimozione del trauma: Per evitare l’ansia del conflitto sociale o personale, la cultura ufficiale e gli individui (come Nick Shay che fugge dal Bronx a Phoenix) reprimono i segreti scomodi e la memoria storica. A livello pubblico i dossier di J. Edgar Hoover, la vita suburbana e i beni di consumo agiscono come barriere protettive (al pari di profilattici o meccanismi di difesa psicologici) contro l’irruzione del “Reale”, o per meglio dire della eterogeneità del mondo.
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La psicologia ci insegna però che il meccanismo della rimozione, non riesce ad occultare completamente i “fantasmi” del passato e i traumi rimossi (simboleggiati dai rifiuti radioattivi in Kazakhistan, dai barattoli di conserve o dai ricordi d’infanzia).
E uno dei tanti rimossi è il fattore di razza, che assume un tono letterario di cripto etnicità, perché Il protagonista, Nick (Costanza) Shay, a causa della misteriosa scomparsa del padre immigrato, Jimmy Costanza, ricostruisce la propria genealogia attraverso le “arti postmoderne della memoria” e la distanza temporale. Più in generale viene rivisto il l’American Dream, che da un paese di Cuccagna è raffigurato dal paesaggio delle discariche.
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Non è un caso che il romanzo si apra con la leggendaria partita di baseball del 3 ottobre 1951 tra i Brooklyn Dodgers e i New York Giants (vinta grazie al fuoricampo di Bobby Thomson, noto come “the shot heard round the world”). Nello stesso giorno vi è il test della prima bomba atomica sovietica in Kazakistan (la “bomba rossa”). La pallina da baseball recuperata da un ragazzino diventa un oggetto transizionale, un “medium di liberazione” che attraversa i decenni raccogliendo i segreti, le confessioni e le angosce dei personaggi durante la Guerra Fredda. Don DeLillo lancia un invito diretto al lettore: gli individui hanno una responsabilità morale e intellettuale nei confronti della propria storia.
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L’essere umano è tenuto a “fare i conti” con il proprio passato, ad analizzarlo e a comprenderlo a fondo per definire un senso alla propria esistenza e orientarsi nel presente. Underworld dimostra come il romanzo storico postmoderno, mescolando finzione e dati reali, adempia a una funzione etica ed epistemologica fondamentale per la costruzione della coscienza storica.
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Uno dei nuclei tematici principali è il modo in cui il mondo naturale e creativo originario si trasforma in un distopico e demoniaco “sottoposto” di rifiuti, dove l’erba cede il posto alla cenere e i processi ecologici lasciano spazio alle discariche e ai funghi atomici. I media — in particolare la televisione (ai tempi di scrittura del libro (1997) – oggi diremmo i “social”) contribuiscono a pervertire la percezione della realtà trasmettendo in una sequenza indefinita i disastri e gli atti di violenza senza alcun contesto. Episodi come quello del Texas Highway Killer (la cui uccisione casuale viene ripresa da una telecamera e riprodotta incessantemente) trasformano l’orrore iniziale in un fascino estetico assuefacente, isolando gli spettatori dalla realtà esterna (vedasi oggi i morti a causa dei bombardamenti e dei droni, che sono visti sui social, intendendoli come giochi a punti, con l’adesione di un “mi piace”).
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Il protagonista Nick Shay lavora nel ruolo di gestore di rifiuti (la Waste Containment Co. o Whiz Co.) e definisce la propria mansione attraverso l’etimologia della parola “waste” (vuoto, desolazione, distruzione). La famiglia Shay compie elaborati rituali di differenziazione e riciclaggio, riflettendo un profondo bisogno umano di ordine e controllo. I coniugi arrivano a guardare i prodotti ancora intatti sugli scaffali dei supermercati non in base al cibo che produrranno, bensì pensando direttamente a che tipo di spazzatura diventeranno.
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La discarica di Fresh Kills a Staten Island viene descritta con toni quasi religiosi e romantici, paragonandola alla costruzione delle Piramidi di Giza in Egitto o a una montagna in continua crescita organica che sovrasta le torri del World Trade Center (ancora in piedi prima dell’attentato accaduto nell’anno 2001). Un altro personaggio (l’artista Klara Sax) raggiunge la celebrità dipingendo le carcasse di 230 bombardieri B-52 abbandonati nel deserto del New Mexico, creando un cimitero monumentale che incarna un’estetica del rifiuto profondamente affascinante.
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Il romanzo sembra offrire un’analisi pre-apocalittica nell’ammonire circa la nostra incapacità di salvare il pianeta, mostrando come la sovversione della natura sia resa insidiosa dalla sua quotidiana onnipresenza, mentre l’essere umano continua a saccheggiare le risorse naturali, voltandosi dall’altra parte e accumulando cimeli nella propria isolata bolla di consumo.
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Ciò che si scambia alla fine è la deiezione riciclata, che diventa anche arte, e per questa è sacralizzata. La rappresentazione di un omicidio diviene un oggetto cultuale in una nuova forma di religione secolarizzata, nella pratica della devozione allo scarto.
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Il titolo stesso, Underworld, condensa molteplici significati (la Mafia, i reietti, i luoghi di smaltimento dei rifiuti, il regno dei morti). Il romanzo opera un riciclo continuo dei significanti, svuotandoli e riempendoli di nuovi contenuti semantici (come accade etimologicamente alla parola waste o al nome di Pluto). La lingua stessa subisce un processo di logoramento e ripetizione (fino a diventare rumore bianco), visibile nei cambiamenti fonetici, nello slang giovanile o nelle oscenità dissacranti del comico degli anni ’50, Lenny Bruce.
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Vi è una sperimentazione colossale delle scansioni temporali, perché si parte dal 1951 e si va subito negli anni novanta per ritornare poi a ritroso, in eventi che lasciano trasparire i sintomi di questo mondo inconscio, con un processo mnemonico imbustato e incasellato.
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Tutto ciò però non deve far ritenere che sia una analisi negativa e profetica di una sventura che porta alla distruzione e all’oblio, perché la percezione del rimosso rende vivo ciò che è il mondo, quello che è sopra, limitato, costruito e non propriamente veritiero. Tale sofferenza estetica di lettura però come ogni nevrosi, riconosce di essere tale dalla visione consapevole dei propri sintomi. È un messaggio di speranza offerto da questo romanzo storico dotato di uno stile narrativo innovativo rispetto allo svolgersi delle vicende contemporanee.








